Voglio spezzare una lancia per Lido Adriano, che molti dei miei concittadini ravennati, eleganti o cafoni che siano, continuano a percepire come una “terra di nessuno”, di cui diffidare e stare alla larga. Io invece ne parlerò bene e fra qualche riga vi dico perché, intanto però qualche ragionevole premessa. La località, in effetti, ha una storia complicata alle spalle – nonostante il nome dalle nobili reminiscenze letterarie dantesche –, a partire dalle origini sospette di speculazione edilizia. Lo sviluppo economico di un territorio selvatico: al posto di dune e lagune, condomini e villette, strade e alberghi in riva al mare, cresciuti in notevoli dimensioni e in fretta, miraggio di un nuovo e moderno villaggio turistico della riviera. Ancora oggi, Lido Adriano appare come spazio di confine, dall’identità mutevole: quartiere periferico, località balneare, luogo ibrido in cui sono stratificate ondate emigranti, dall’Italia e dall’estero. Un po’ come la Darsena, il Lido è un...
Da palude a località turistica: Lido Adriano festeggia il mezzo secolo di vita (luglio 2014) Cinquantanni un traguardo importante che vede Lido Adriano già proiettato verso nuove sfide che nei prossimi anni richiameranno sempre più turisti Fine modulo Lido Adriano festeggia il mezzo secolo di vita. La località marittima è passata da un terreno palustre poi bonificato della tenuta Raspona, ad una delle località della Provincia di Ravenna più abitata e dal richiamo turistico più dinamico e diversificato. Quest’anno si festeggia la sua storia che ha avuto inizio nell’ormai lontano 1964 da un’idea imprenditoriale del Vicentino classe 1900 Conte Augusto Chiericati. Di antica e nobile f amiglia vicentina, nipote di un famoso imprenditore del quale raccoglie i principi e lo spirito imprenditoriale, rappresenta l’esempio di imprenditoria illuminata, lungimirante alla ricerca di nuovi progetti, grandi imprese e soprattutto opportunità non solo per se stessi ma anche p...
C’era una volta il “Cantoniere”. Mai come ora ne percepiamo la lancinante assenza, ci manca la sua salvifica presenza. Perché basta che piova e tiri vento intensamente, che la strada ma in generale tutte le nostre strade, diventino pericolose al limite della percorribilità. Tradizionalmente quello dei cantonieri era un lavoro legato alla manutenzione della strada, ma anche al presidio del territorio. Fino all’inizio del ‘900 il lavoro principale consisteva nel rinnovo dei materiali della massicciata erosi dal traffico, dall’acqua e dal gelo, nella manutenzione e pulizia della segnaletica, della banchina e dei fossi di guardia, con lo sgombero neve in inverno. Con gli anni ’20 fu introdotto il catrame e il bitume e da ciò derivò un rilevante cambiamentonelle mansioni dei cantonieri.
Commenti
Posta un commento